Analisi fondamentale in azione: dal bilancio alla selezione dei titoli
Il corso che tratta tutte le tematiche dell'analisi fondamentale: bilancio, fair value, multipli e selezione dei titoli, per società industriali, banche e assicurazioni.
Per questo le pubblichiamo tutte. Questa pagina spiega come si arriva dal bilancio di una società al suo fair value, quali scelte comporta il percorso e dove il metodo smette di funzionare.
Lo stesso percorso per una quotata e per una società di provincia: cambiano i dati, non il ragionamento.
Si parte dai numeri pubblicati: conto economico, stato patrimoniale e flussi di cassa degli ultimi esercizi, presi dalle fonti ufficiali.
Le voci vengono ricondotte a uno schema unico che separa la gestione operativa da quella finanziaria. È il passaggio che rende due società confrontabili.
Ricavi, marginalità, investimenti e capitale circolante vengono proiettati su cinque anni, più un valore terminale. Ogni ipotesi resta visibile e modificabile.
I flussi si scontano al costo medio ponderato del capitale. Il risultato è un valore per azione, confrontato con il prezzo e accompagnato da una sensitivity.
Usiamo il CAPM per il costo dell'equity: tasso privo di rischio sul decennale dell'area di riferimento, premio per il rischio di mercato aggiornato periodicamente, beta calcolato sulle serie storiche e corretto verso l'unità. Il costo del debito deriva dagli oneri finanziari effettivi, non da un rating teorico.
Non superiamo mai la crescita nominale attesa dell'economia in cui la società opera. Un valore terminale che cresce più dell'economia implica che l'azienda finisca per coincidere con essa: è una conclusione che nessun modello dovrebbe produrre.
Le usiamo come punto di partenza e come termine di confronto, non come verità. Dove il nostro giudizio si discosta dal consenso lo diciamo, e spieghiamo su quale voce del conto economico nasce la differenza.
Redditività, solidità, crescita e rischio sono quattro voti su dieci calcolati su indici di bilancio, non su impressioni. Il voto numerico è sempre visibile accanto alla barra colorata: il colore è un rinforzo, non l'informazione.
Un DCF è sensibile alle ipotesi: un punto percentuale di costo del capitale sposta il valore più di un anno di utili. Per questo ogni scheda porta una sensitivity, e per questo il fair value va letto come un intervallo, non come una cifra esatta.
Il metodo funziona male sulle società senza storia, su quelle in cui il valore dipende da un singolo evento binario, e su quelle il cui bilancio non rappresenta la realtà economica. In questi casi lo diciamo nella scheda invece di pubblicare un numero che sembrerebbe preciso.
Infine: il fair value non è una previsione sul prezzo. Dice quanto vale l'azienda secondo i flussi attesi, non quando e se il mercato sarà d'accordo. Non è una consulenza personalizzata e non tiene conto della situazione di chi legge.
Questa pagina racconta il percorso. I corsi lo fanno percorrere, con i fogli di lavoro usati nelle lezioni.
Il corso che tratta tutte le tematiche dell'analisi fondamentale: bilancio, fair value, multipli e selezione dei titoli, per società industriali, banche e assicurazioni.
Il seguito di Analisi fondamentale in azione: 35 casi aziendali italiani e internazionali per capire come cambiano bilanci e valutazioni fra settori e tipologie di società.
Valutare solidità, redditività e prospettive di qualunque società, banche e assicurazioni comprese, con dieci casi su società quotate italiane. Pensato per chi investe in azioni.
Due giornate in aula a Bergamo o presso la sede del cliente, con esercitazioni su casi portati dai partecipanti.