La prima metà del 2026 si è aperta sotto il segno di una profonda trasformazione asimmetrica per i mercati globali, governata da due forze contrapposte: una di natura tecnologica e strutturale, l'altra di matrice geopolitica e infrastrutturale. Questi macro-trend hanno agito contemporaneamente sui bilanci aziendali, offrendo da un lato straordinarie leve di efficienza e dall'altro imponendo una complessa gestione dei costi di produzione.
- La maturità dell'Intelligenza Artificiale: il primo fattore chiave è rappresentato dall'integrazione su larga scala dei sistemi di IA nei processi core delle imprese. Superata la fase della pura sperimentazione, l'adozione dell'Intelligenza Artificiale si è tradotta in un potente abilitatore di ricavi e di ottimizzazione dei margini. Nel settore dei servizi e del comparto finanziario, l'automazione avanzata ha guidato una forte accelerazione delle attività commissionali e di consulenza. Nel manifatturiero e nell'industria di precisione, invece, ha permesso una manutenzione predittiva e una flessibilità logistica senza precedenti, rivelandosi uno scudo fondamentale per difendere la redditività.
- Lo shock energetico della guerra Usa-Iran: a fare da contrappeso all'accelerazione digitale è stata l'improvvisa escalation geopolitica che ha portato alla chiusura dello stretto di Hormuz. Il blocco di una delle rotte commerciali e petrolifere più vitali del pianeta ha innescato un'immediata fiammata dei prezzi delle materie prime energetiche e un nuovo aumento dei costi logistici. Questo evento ha riacceso le pressioni inflazionistiche sui costi fissi, costringendo i grandi gruppi industriali e di servizi a riorganizzare rapidamente le catene di approvvigionamento per assorbire l'impatto dei rincari energetici ed evitare colli di bottiglia nella produzione.
L'incrocio di queste due determinanti ha creato un panorama fortemente selettivo. La capacità delle aziende di capitalizzare i benefici della rivoluzione tecnologica e, al contempo, di mitigare la volatilità dei mercati energetici ha tracciato una linea netta tra chi è riuscito a espandere il proprio volume d'affari, difendendo i margini, e chi ha subito l'aumento dei costi operativi. È proprio all'interno di questa complessa cornice macroeconomica che vanno letti i risultati analitici e le performance di bilancio delle principali società quotate nei primi sei mesi dell'anno.
Analizzando i conti economici del primo semestre delle 40 società del Ftse Mib, l'utile complessivo dell'indice si attesta a 38,64 miliardi di Euro, registrando una crescita del +31,05% rispetto ai 29,49 miliardi misurati nel primo semestre 2025.
A differenza del passato, la spinta principale al conto economico aggregato non è arrivata unicamente dal settore bancario, ma in prima battuta dalla categoria industria-servizi, che chiude il semestre con utili aggregati per 18,24 miliardi di Euro, in aumento del +68,19% rispetto ai 10,85 miliardi del I semestre 2025. I ricavi del comparto industriale evidenziano un incremento del +6,02% (a 270,63 miliardi), accompagnati da una crescita dell'EBITDA del +10,90% (a 45,56 miliardi) e del risultato operativo del +18,02% (a 24,02 miliardi). Anche escludendo Stellantis dall'aggregato (che nel 2025 aveva registrato una forte flessione dei ricavi ed un rosso di 2,2 miliardi), il raggruppamento industria-servizi avrebbe registrato una crescita dei ricavi del +4,43% e degli utili netti del +34,39%.
Prosegue a ritmo sostenuto anche la corsa delle banche, con un margine di intermediazione (ricavi) in aumento del +20,5% a 46,03 miliardi di Euro e un margine d'interesse in crescita dell'+8,4% a 23,60 miliardi, portando l'utile netto di categoria a 16,98 miliardi di Euro (+6,9% dai 15,89 miliardi del 2025). Positiva anche la performance delle assicurazioni, che mettono a segno un incremento dei ricavi del +6,3% a 39,44 miliardi e un balzo degli utili netti del +24,2% a 3,42 miliardi di Euro (da 2,75 miliardi nel 2025).
Nel complesso, solo una società su 40 (Telecom Italia, con -204 milioni di Euro) chiude in perdita la prima metà dell'anno, mentre ben 29 società su 40 (il 72,5% del totale) riescono a mettere a segno un incremento del risultato netto rispetto all'anno precedente.
Focalizzando l'attenzione sulle singole aziende, i miglioramenti più rilevanti dell'utile netto in termini assoluti vedono protagonisti Stellantis (ritornata in utile a 656 milioni con una variazione positiva di +2.896 milioni), Eni (+2.675 milioni a 4.390 milioni), Iveco Group (+1.064 milioni a 1.207 milioni), Generali (+384 milioni a 2.537 milioni) e BPER Banca (+373,1 milioni a 1.276,6 milioni). Al contrario, i peggioramenti più marcati del risultato netto si registrano per Banco BPM (-154,2 milioni), Snam (-123 milioni), Leonardo (-98 milioni) e Campari (-77,5 milioni).
L'applicazione del modello di analisi basato sull'incrocio tra crescita dei ricavi* (soglia discriminante del 5%) e variazione della marginalità lorda** mostra per il primo semestre 2026 una netta redistribuzione delle società nei quattro quadranti (si vedano in proposito la matrice sottostante ed il file allegato):
| | Crescita |
| Bassa | Alta |
Variazione Margini | Positiva | Cost Cutters (5) | Stars (14) |
Negativa | Black Holes (9) | Growth Driven (12) |
- Stars (alta crescita, marginalità in aumento): salgono a 14 società (35,0% del totale dal 27,5% del 2025).
- Growth Driven (alta crescita, marginalità in calo): aumentano a 12 società (30,0% del totale rispetto al 17,5% del 2025).
- Cost Cutters (bassa crescita, marginalità in aumento): scendono a 5 società (12,5% rispetto al 35,0% del 2025).
- Black Holes (bassa crescita, marginalità in calo): si attestano a 9 società (22,5% rispetto al 20,0% del 2025).
Dalla distribuzione dei dati per il primo semestre 2026 si evidenzia che:
- Si assiste a uno spostamento verso i quadranti ad alta crescita dei ricavi (Stars + Growth Driven), che arrivano a comprendere 26 società su 40 (il 65% del paniere), a testimonianza di un generale recupero del volume d'affari.
- Il comparto assicurazioni si posiziona al 100% nel quadrante "Stars" (Generali ed Unipol evidenziano entrambe ricavi in crescita oltre il 5% e margini lordi in espansione).
- Tra le banche si rileva la totale scomparsa dei "Cost Cutters" (che rappresentavano l'81,8% nel 2025): il gruppo bancario si ripartisce ora tra il 36,4% di "Stars" (Banca Mediolanum, Banco BPM, BPER Banca, Mediobanca) e il 45,5% di "Growth Driven" (Banca MPS, Finecobank, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Azimut), trainato dal deciso incremento delle commissioni e del margine d'intermediazione.
- La categoria industria e servizi mostra 8 "Stars" (29,6% del totale, tra cui Moncler, Poste Italiane, Prysmian, Recordati, STMicroelectronics, Stellantis, Technoprobe), 7 "Growth Driven" (25,9%), 5 "Cost Cutters" (18,5%, tra cui Enel, Fincantieri, Hera, Lottomatica, Saipem) e 9 "Black Holes" (33,3%).
Nel complesso, questi dati mostrano come diverse aziende del paniere abbiano avuto la possibilità di agganciarsi al trend globale di crescita di tutto ciò che è legato all'Intelligenza Artificiale, trovando in questo macro-trend un formidabile motore di espansione dei ricavi e dei volumi. Questa spinta travolgente ha offerto un forte contrappeso alle variabili macro internazionali negative: sebbene la crisi energetica legata alla guerra Usa-Iran abbia appesantito i costi di produzione, la capacità di intercettare lo sviluppo tecnologico globale ha permesso a big del listino come STMicroelectronics, Prysmian e Technoprobe di registrare performance straordinarie e di trainare l'intero comparto industriale.
Analizzando le performance azionarie complessive (Total Return to Shareholders***, comprensivo dei dividendi distribuiti) nei primi nove mesi dell'anno, i risultati medi delle quattro categorie confermano il valore selettivo della classificazione:
- stars +42,72%
- cost cutters +14,13%
- growth driven +8,84%
- black holes +12,51%
Trova piena conferma la regola storicamente osservata della netta sovraperformance della categoria Stars (+42,72% medio). All'interno di questo gruppo spiccano in particolare i rendimenti azionari di Technoprobe (+170,66%), STMicroelectronics (+110,10%), Saipem (+86,56%), Mediobanca (+64,46%) e Prysmian (+44,59%), evidenziando come il mercato continui a premiare la combinazione di espansione dei ricavi e miglioramento operativo della marginalità. Per quanto riguarda il comportamento delle rimanenti tre categorie di titoli: i Cost Cutters si posizionano al secondo posto per rendimento complessivo, sostenuti in particolare dall'eccellente performance di Saipem (+86,56%) e dalla solidità di Lottomatica (+15,94%), che hanno bilanciato i cali registrati da Fincantieri (-27,90%) ed Hera (-8,01%); i Black Holes, pur caratterizzati da bassa crescita e margini in contrazione, riescono a superare i Growth Driven; il risultato positivo della categoria è stato trainato dai decisi spunti di recupero di grandi gruppi energetici e industriali come Eni (+53,78%), Tenaris (+51,06%) e Telecom Italia (+29,97%), che hanno compensato le flessioni di Buzzi (-26,48%) e Inwit (-11,30%); i Growth Driven chiudono infine la graduatoria delle performance semestrali; nonostante la crescita dei ricavi superiore al 5%, l'impatto della riduzione dei margini ha frenato la corsa dei titoli. Il comparto ha comunque mantenuto un segno positivo grazie al contributo determinante delle banche, con Banca MPS (+38,14%), UniCredit (+19,32%) e Intesa Sanpaolo (+15,44%), a fronte della debolezza riscontrata in alcune utilities (come Italgas, -7,09%) e altri titoli industriali.
In conclusione, l'analisi dei dati del primo semestre 2026 conferma come una selezione mirata dei titoli, orientata su aziende capaci di coniugare crescita del fatturato e tenuta dei margini operativi, continui a rappresentare una strategia efficace per sovraperformare gli indici generali.
C.G.
Note:
* Per quanto riguarda le aziende finanziarie si prendono in considerazione il margine di intermediazione per le banche e i ricavi netti (premi emessi + commissioni nette + utili da investimenti) per le compagnie di assicurazione
** Per marginalità lorda si utilizzano: Ebitda margin per le società industriali e di servizi; risultato di gestione / margine di intermediazione per le banche e risultato prima delle imposte / totale ricavi per le assicurazioni
*** TRS (Total Return to Shareholders): performance azionaria + dividendi (non reinvestiti) nel periodo 01 gennaio - 30 settembre 2026
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